giovedì 7 gennaio 2010

martedì 5 gennaio 2010

Back in time

Sarà la giornata un po' così, con un tempo che non sa neanche lui che fare, se essere neve o pioggia, o solo nebbia. O forse il giorno, nel limbo tra il fare e il non fare, tra il festivo e il feriale, in attesa di ricominciare a fare. Sarà che non si può buttare via tutta la giornata davanti un pc. Però ti chiedi che cavolo ci stai a fare qui, per quale ragione e per quale scopo pesti la terra che hai davanti ai piedi, o l'acceleratore della macchina, se non cammini. E ti rispondi che è così e basta, e non ha senso farsi domande, e il principio antropico è la risposta a tutto, perché se tu non ci fossi non te lo chiederesti e basta.

Ma ci sei, e quindi come devi passare i giorni che ti separano dalla tua morte? Quale deve essere il fine di tali giorni? Chiudere gli occhi soddisfatto di quello che hai fatto? Chiudere gli occhi senza rimpianti? Senza rimorsi? Senza giornate buttate su farmville? Felice? Ma felice devi esserlo stato prima, morire in un istante di felicità è pur sempre un istante... Una vita difficile è riscattata da un istante di felicità mentre esaliamo l'ultimo fiato? Se non c'è nulla dopo, no. E quindi? A cosa aspirare? A una vita tranquilla nella mediocrità, con tua moglie che lava i piatti in cucina e tua figlia che prova il suo vestito nuovo, e sorride? A un film sul divano la sera? O a droga, sesso e rock'n'roll? O forse bisogna vivere, e basta...

P.

martedì 15 settembre 2009

Hey, that's no way to say goodbye

Dance me to your beauty, with a burning violin,
dance me through the panic, 'til I'm gathered safely in.


Tante persone, ancora, sono in piedi e cercano il loro posto. La pioggia che, segno del destino?, fitta fitta ha smesso di cadere giusto in tempo per poter sedere senza improvvisati ripari, ha slavato le scritte e macerato i fogli usati per fissare, per noi spettatori disorientati in un mare di sedie, tante blu, alcune nere, citazione dei riflessi della vicina laguna, le nostre lontananze dal palco, proporzionalità diretta delle financial inconveniences cui ci siamo sottoposti.

Everybody knows that you live forever,
ah, when you've done a line or two.

Tante formiche che entrano a gruppi e si distribuiscono, che cercano con le luci dei cellulari, che chiedono, che cercano aiuto, perché si rendono conto che la magia è già iniziata e stanno perdendo gocce di poesia. E che le stanno facendo perdere anche a chi è già seduto, e sta aspettando da giorni questo momento, da quando ha fatto la pazzia di spendere una montagna di soldi, di partire all'avventura, magari da lontano, molto più lontano di me. Che ha maledetto le prime gocce di pioggia, che si è rifugiata sotto cornicioni che non ci sono, che ha corso per calli cercando un ristorante in cui riposare mangiare e stare asciutti, che ha visto una ragazza con un vestito di fiori cercare di asciugarsi i capelli, fradici, in bagno, con la macchinetta per asciugarsi le mani. Che ora ascolta incantata, cercando di intravedere qualcosa tra la gente che china cerca il posto 88 del settore C11, 70 euro, e bestemmiando contro l'eterna incapacità italica di organizzare le cose come dio comanda.

I see you standing on the other side
I don't know how the river got so wide

E ripensa a Venezia, alle miriadi di turisti giappi, ma anche alle strette calli che ti portano dalla stazione implacabili a San Marco, come se fosse tutte le calli portano a San Marco e non quell'altra, di città eterna. Sì perché Venezia è eterna, placida sui suoi pali in legno ormai in simbiosi con l'acqua, così come Venezia è in simbiosi con l'acqua, i suoi abitanti sono in simbiosi con l'acqua. Solo i suoi turisti non sono in simbiosi, abituati all'asfalto, ai marciapiedi, alle rotaie per spostarsi. Venezia galleggia da sempre, e galleggerà per sempre sulla laguna. A Venezia ci saranno sempre le gondole, i piccioni e i tramonti che colorano di rosso il Canal Grande e tu li puoi godere, da solo, da bambino, su Rialto, a cinque anni. Ci saranno anche se l'uomo se ne andrà da questa terra, cancellato da una pressione su un bottone rosso e da tanti funghi incandescenti e da una dura pioggia, perché Venezia è troppo bella per scomparire.

And just when you mean to tell her
that you have no love to give her
then she gets you on her wavelength
and she lets the river answer
that you've always been her lover
and you want to travel with her
and you want to travel blind
and you know that she will trust you
for you've touched her perfect body
with your mind.

E mentre ripensi all'ospedale di Venezia, alla vista dal campanile di San Marco e tutti che fotografano lo yacht che passa per farsi vedere, il concerto scorre via veloce, come un sogno, tra i Mori che accompagnano In my secret life con le campane, la dolce litania di Suzanne, l'emozione di Hallelujah. E ti ritrovi emozionato, orgoglioso di partecipare e tanti lo sono, e tanti applausi sinceri di un pubblico adorante. Con la confessione flebile di Famous blue raincoat e il ringraziamento per aver sfidato la pioggia. Cohen è un gran signore, ringrazia con inchini profondi tutti i suoi musicisti. Si inginocchia spesso mentre canta, come ad essere più vicino alla terra, a questa terra cui nonostante tutto apparteniamo.

Ah, the moon is too bright,
the chains too tight,
the beast won't go to sleep;
I've been running through these promises to you
that I made and I could not keep.
Ah but a man never got a woman back,
not by begging on his knees.

Altro concerto, Londra: I was 60 years old—just a kid with a crazy dream. Since then I’ve taken a lot of Prozac, Paxil, Wellbutrin, Ritalin, … I’ve also studied the religions and philosophies, but cheerfulness kept breaking through. E si vede la gioia di vivere e di suonare, si percepisce sin dall'attacco della prima canzone, fino alla benedizione finale in Ebraico. E in mezzo, poesia, poesia bellissima in musica.

And what can I tell you my brother, my killer,
what can I possibly say?
I guess that I miss you, I guess I forgive you
I'm glad you stood in my way.

Thanks, Mr. Cohen; sincerly,

P.

lunedì 31 agosto 2009

Certe cose sono troppo personali, ma per tutto il resto c'è Fb



Yes, and thanks, for the trouble you took from her eyes
I thought it was there for good so I never tried.

P.

lunedì 6 luglio 2009

Abbiamo un vuoto bisogno di soffrire. Sentiamo che stare male è condizione naturale, noi uomini. Godiamo nell'avere rimpianti e rimorsi. La vita felice è vita vuota, che non vale la pena vivere. E il destino se ne fotte di tutto, e la vita ci trascina come in un gorgo in quello che da sempre è scritto per noi. E ci piace farci trascinare verso il vuoto, e lasciarci cadere dove non vogliamo andare. Non decidiamo nulla di niente, ci lasciamo decidere dagli altri, in tutto. Non viviamo e non vivremo mai, sarà il mondo che ci farà vivere e ci vivrà a suo uso e consumo. E noi galleggeremo, per sempre, nel limbo della nostra esistenza.

P.

giovedì 26 marzo 2009

Tim+Thom=Heaven


Notare cosa canta intorno al 15mo secondo.

P.

venerdì 6 marzo 2009

Fico...


Qualcuno ascolta Virgin Motel? Figata...

P.

martedì 3 marzo 2009

Thm: God does not exists

Proof: let's consider the following propositions:

God does not exist;

both this proposition and the previous one are false.

Then the statement easily follows.

P.

domenica 1 marzo 2009

Grazie K-rock

Ci sono momenti un po' così, in cui le parole non servono più di tanto. Poi la radio sintonizzata sul quarto canale memorizzato, così, la programmazione serale è più confortante della radiocronaca della Juve. Canzonette. Poi, in un certo momento, nel momento perfetto, la canzone perfetta. Giuro, la canzone perfetta. Prima quella chitarra... Brivido. Sheets of empty canvas... Altro brivido, devastante. Uno sguardo perso nel vuoto, le orecchie tese a non perderne una parola, soprattutto quelle parole. Certi momenti non li scorderai tanto facilmente.

Giusto perché in questo blog ci sia ancora una scintilla di vita.

P.

mercoledì 14 gennaio 2009

Il mio futuro?


Proprio oggi m'è arrivato per posta questo. Proprio quando non ho idea di cosa fare da grande. Sarà un segno del destino?

P.


domenica 11 gennaio 2009

Doveroso intermezzo - 11 Gennaio 1999-2009

Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria,

col suo marchio speciale di speciale disperazione,
e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi,
per consegnare alla morte una goccia di splendore,
di umanità di verità.

Ciao Faber. Non posso dire che mi manchi, perché non ti ho mai conosciuto, se non postumamente. L'unica volta penso fosse in terza superiore, quando andavamo a scuola insieme con Alberto, e sua mamma aveva sempre nel mangiacassette questo tuo live, e l'unica canzone che mi ricordo era quella sull'acqua che invadeva tutto, e c'erano, quasi musica africana e non si capivano le parole. Un giorno sua mamma mi chiede se lo conosco - no, chi è? - un Dio, mi risponde. E poi primo anno di università, e un amico che mi passa la discografia completa in mp3, e sono ancora qui che li ascolto ora quegli mp3. E la preghiera in Gennaio, che mi ha strappato più di una lacrima, e un brivido al pensiero della dedica. E Tito al pianoforte. Ciao Faber.

P.


giovedì 8 gennaio 2009

Impressioni di Parigi - IV

Metropolitana. La métro di Parigi è bellissima. Davvero. E' una città sotterranea, accogliente, bianco, timido. Che non urla mai.

La carrozza è quasi completamente vuota. Un magrebino, seduto nella direzione di marcia, sta leggendo il Corano, a bassa voce. Sussurra le parole, oscilla poco avanti e indietro. Gli passiamo di fianco. Ci mettiamo davanti a lui, un paio di file di seggiolini dopo, con la schiena al moto.

Gli arriva una telefonata. Mette via il Corano, non prima di averlo chiuso, con cura, e baciato. Risponde. Parla sottovoce, concitato, in arabo.

Il vagone rallenta, arriva la fermata, Pasteur. Chiude la conversazione. Sistema il cellulare in tasca.

La carrozza si ferma. Si alza, solleva la borsa da ginnastica, piena, che ha sempre tenuto al suo fianco.





Scende. Il conducente riparte.

In the neon sign// Scrolling up and down// I am born again

P.

martedì 6 gennaio 2009

domenica 4 gennaio 2009

Impressioni di Parigi - I



Date due funzioni reali di variabile reale f e g continue e derivabili in un intervallo (a,b) e c in (a,b), se g'(x) è diversa da 0 per ogni x in [a,b] (tranne al più nel punto c) e se inoltre esiste un A numero reale tale che il limite per x tendente a c di f'(x)}/g'(x) è uguale ad A e se inoltre i limiti, sempre per x tendente a c, di f(x) e di g(x) sono uguali a zero, allora \lim_{x\to c}\frac{f(x)}{g(x)}=A.

P.

giovedì 25 dicembre 2008

Figura di cioccolata natalizia

Innanzitutto Buon Natale a tutti. E' passato un po' di tempo da quando perdevo un'ora per cercare un'immagine carina, una canzone carina, impaginarne il testo bene benino, per fare gli auguri ai tacchini, e non temete che c'è sempre qualcuno che vi pensa, e quella è ancora la mia canzone natalizia preferita e lo sarà sempre, perché John era uno che sognava ma noi dovremmo raggiungerlo per un natale che sia non solo natale ma anche e soprattutto Natale. Perché nothing is lost, e in questi giorni il brivido è più forte quando lo sento cantare, e non solo perché c'è più freddo che, che ne so, a Maggio. Perché i ricordi sono parte di noi, sono belli e più importanti del presente. Perché il passato è passato, e ci rimangono presente e futuro (e concentrato triplo). Perché mi stanno venendo i brividi a ripensarci.



Dicevo: figure di cioccolata. Ieri sera in pizzeria con amici per farsi gli auguri. Aspettiamo un macello di tempo. Noi in quattro, e ad aspettare con noi che la comitiva di calciatori si levi, un gruppetto di donne, oramai grandicelle. In particolare una, neanche bella, con un bendidio supportato da un'impalcatura degna di quelle che monta mio zio, che costruisce case, e un vestito con un buco tondo, al centro, per far vedere quello che era intenzionata a far vedere, nonostante stesse in una pizzeria sfigata nella quasi-bassa reggiana. Insomma, avete capito. Ecco, praticamente la serata scorre liscia, a parte un'increspatura sismica, fino a dopo il dolce. Lì accade il patatrac. Un mio amico (giuro che non ero io, era lui che era seduto di fronte a me), attirato da un "ops" non so quanto involontario e dalla caduta di una sciarpa che copriva quel buco, simile a quello del soffitto nel Pantheon, ci casca. Occhio da pesce lesso e bava alla bocca quel tanto per basta per farsi sgamare pesantemente e farsi anche prendere in giro con uno "oh, scusa" che puzza tanto di "quanto sono figa e superiore" anche se sento che ha un retrogusto di "quanto te la tiri per un davanzale restaurato". Mi ha sgamato pesantemente. Me ne sono accorto... Andiamo? Sì, e con la V di veloce... E nel frattempo, un "come mai ora se ne vanno?", urlato alle sue amiche, fa vibrare l'aria del locale. Paghiamo con le code tra le gambe ma, appena usciti, ridiamo come cretini. Da cappottarsi. Che bello, ragazzi...

P.

sabato 13 dicembre 2008

Ho paura



Con tua moglie che lavava i piatti in cucina e non capiva
con tua figlia che provava il suo vestito nuovo e sorrideva
con la radio che ronzava
per il mondo cose strane
e il respiro del tuo cane che dormiva.
Coi tuoi santi sempre pronti a benedire i tuoi sforzi per il pane
con il tuo bambino biondo a cui hai donato una pistola per Natale
che sembra vera,
con il letto in cui tua moglie
non ti ha mai saputo dare
e gli occhiali che tra un po' dovrai cambiare
Com'è che non riesci più a volare?
Con le tue finestre aperte sulla strada e gli occhi chiusi sulla gente
con la tua tranquillità, lucidità, soddisfazione permanente
la tua coda di ricambio
le tue nuvole in affitto
le tue rondini di guardia sopra il tetto.
Con il tuo francescanesimo a puntate e la tua dolce consistenza
col tuo ossigeno purgato e le tue onde regolate in una stanza
col permesso di trasmettere
e il divieto di parlare
e ogni giorno un altro giorno da contare
Com'è che non riesci più a volare?
Con i tuoi entusiasmi lenti precisati da ricordi stagionali
e una bella addormentata che si sveglia a tutto quel che le regali
con il tuo collezionismo
di parole complicate
a tua ultima canzone per l'estate.
Con le tue mani di carta per avvolgere altre mani normali
con l'idiota in giardino ad isolare le tue rose migliori
col tuo freddo di montagna
e il divieto di sudare
e più niente per poterti vergognare
Com'è che non riesci più a volare?

Tra poco sono 10 anni, Fabrizio. Perché non sono nato nel 1975?...

P.

venerdì 21 novembre 2008

I got it!

Yeah, I'm the king of the world now!


P.

Dal mio tetto

è stato un attimo, sono sceso in strada per fotografarlo meglio ma non c'era più! I colori non sono assolutamente modificati...


P.

giovedì 20 novembre 2008

In serate così

l'unica cosa da fare è aprire youtube, mettere le casse a volume medio basso e, dopo aver digitato damien rice, clicckare su search. E poi partire da un punto, un video a caso e veleggiare tra i related videos.

P.

mercoledì 12 novembre 2008

E ora?

E ora è tempo che ricominci a rompervi le balle coi miei dubbi e i miei dilemmi, le mie ossessioni e le mie manie... E ora che mi sono laureato? Che faccio? Aspetto quello che passa il convento? Ci sarebbe una strada, la solita strada per quelli come me. La voglio percorrere? Mi conviene percorrerla? Quella strada mi porterebbe lontano da casa. Per tanto tempo, credo. E allora cos'altro? Una vita normale, come milioni di altri? Rincorrendo le mie passioni, i miei hobbies, ma non i miei sogni? Ma è davvero necessario distinguersi, guardare gli altri da una posizione privilegiata? O forse la posizione privilegiata è solo consapevolezza di chi e cosa si è... Per adesso studio la sesta partita e lo Sposalizio, scrivo matematica in inglese, alleno bambini, gioco ancora a pallavolo, qualche lezione ogni tanto, qualche giro in dipartimento, mi perdo nei siti di Kinnebrew e Trimmer, cerco di non rigare lo schermo del nuovo cellulare, cerco ancora di rientrare dalle spese della laurea & affini, raccolgo le foglie che stanno cadendo in giardino. E cerco un posto in giardino per una liquidambar o due, ma mi sa che le dovrò piantare in camera di fianco al mio letto. Per un po' posso permettermi di guardare cosa passano alla tv della vita, anche se sempre più vogliono risposte precise da me. Ma sono bravo a eludere e divagare. Scegliere non è facile, soprattutto quando hai la strada tracciata ma non sai se la vuoi seguire. E se poi ti perdi? Ho letto La solitudine dei numeri primi. Perché? Perché mi aspettavano 5 ore di treno da solo, perché ero entrato in libreria e avevo deciso di comprare già qualcosa e già che c'ero mi son detto di lasciarmi allo shopping. E perchè quello? Perché nothing is lost, it's just frozen in frost. Carino, a volte un po' tirato via, ma carino. E poi boh un po' mi ha fatto pensare, come spesso mi accade è giunto nel momento giusto per essere letto. Come Guerra e pace. Come Il lupo della steppa. Come 1984. Come Borges. Sto rileggendo L'Aleph, un racconto a sera. E' un capolavoro, difficile ma consigliatissimo. Cavolo mi sono giusto adesso accorto del rapporto tra il titolo e il fil rouge dei racconti, l'infinito. Sempre più stima per Borges.

P.